mercoledì 14 ottobre 2009

So di non sapere

Una crescente sensazione di noia pervade le mie giornate.
Non so a chi o a che cosa dare la colpa. Sarà il tempo, con i primi freddi figli di un autunno arrivato all’improvviso. Sarà uno stato mentale dovuto alla scuola, che quest’anno si è fatta davvero pesante. Ma stranamente questa mi stimola intellettualmente, quindi tenderei a scartarla come ipotesi.
O forse, sono semplicemente stufo della routine quotidiana. Dopo quattro anni di usuale tram-tram, con gesti e abitudini ripetute giorno per giorno, inizio davvero a non reggerlo più ed infastidirmi.
E’ dalla prima superiore, quindi 2006, che ogni mattino mi sveglio fisso alle 7.00 in punto, esco di casa alle 7.40 con l’ipod, ascolto solo una canzone perché nel frattempo sono giunto alla stazione della metropolitana e ci sono i miei compagni. Tolgo le cuffie e inizio a parlare con loro, sino a scuola. Arrivo a Lambrate alle 8.00 e alle 8.10 siamo già dentro.
Questo in teoria è sempre stato così; come però ho già detto, io sono diverso, e lo ero anche qualche anno fa. Dopo un po’ mi ero già stufato di questa cosa e ho iniziato a fare sempre più tardi, perché tanto l’orario di ingresso e sino alle 8.20. E allora andavo in metro da solo, facendomi il mio quarto d’ora di viaggio con la musica al volume che voglio, lasciandomi trasportare dalle metalliche note del gruppo di turno.
Ma quest’anno, nemmeno variare un pochino la routine mi salva più. E’ tutto così scontato. Troppo. Fatico a sopportarlo. E pensare che questo non è nemmeno l’ultimo anno, mi mette lo sconforto nell’anima.
Il problema è che forse prima mi andava bene e lo accettavo perché sapevo che di strada da fare ne avevo tanta; ora intravedo però la fine, ho compiuto il giro di boa della mia istruzione superiore, e non vedo l’ora di arrivare al capolinea.
E’ un errore però pensare solamente che tutto ciò sia dovuto alla scuola. Come detto, alla fine non mi dispiace tanto. Ho scoperto di essere un “appassionato” di letteratura, sia italiana sia inglese sia latina. Ho anche rinnovato il mio interesse per la storia e la filosofia, materie che mi sono sempre piaciute.
Quindi la scuola non è il problema, è solamente un qualcosa in più.
Il problema fondamentale è che mi sono stufato della gente.
Vivo in un paesino di periferia, dove tutti conoscono tutti e dove non si ha un vero e proprio ricambio di persone. Non fraintendetemi, mi trovo bene coi miei amici e sono contento di uscire con gente come loro. D’altronde è da almeno 11 anni che bene o male sono presenti nella mia vita, chi più e chi meno.
Il problema è che forse sono l’unico ad avere la necessità di un cambiamento; non sono mai stato un animale in gabbia, non mi sono mai accontentato di vivere dentro la realtà di un piccolo paesino come il mio. Ho esplorato la realtà urbana che mi circonda, ampliando i miei orizzonti. Poi però, sono tornato all’ovile. Tradotto, ho passato due anni (2007 e 2008) lontano dal mio paese, conoscendo diverse persone. Tuttavia in loro ho trovato il vuoto, niente che potesse davvero soddisfarmi, niente che mi stimolasse intellettualmente.
E così, sono tornato a casa. La cosa mi ha fatto molto piacere.
Ma nuovamente il mondo dove vivo mi sta stretto; sono una sorta di spirito libero, un hippy della nuova generazione che non si accontenta di quello che ha ma vuole sempre di più. Potete chiamarla smodata ambizione ed io non negherò questa vostra affermazione. Forse è merito del carattere che possiedo, mia croce e delizia. O lo ami o lo odi, di certo non scenderò mai a compromessi.
Ma tutto è tristemente uguale, monocorde.
I discorsi sentiti e risentiti, le sensazioni provate e riprovate.
Allora mi fermo un attimo e rifletto, come sto facendo ora.
Ma non è che tutto questo è la stessa cosa che ho provato due anni fa, allontanandomi? Non è che il fatto che io sia maturato più in fretta dei miei coetanei, abbia portato loro a fare questi passi in ritardo rispetto a me, ed ora sto rivivendo momenti come fossero dei deja-vù, e per questo mi annoio?
L’ipotesi non è da scartare.
Il vero saggio è colui che sa di non sapere.
Ed io so benissimo di non sapere che cosa realmente voglio.

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